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Sarebbe
interessante fare un sondaggio tra tutti i nostri soci dai 50 anni in
su. Quanti sono, tra questi, i giocatori che si sono appassionati agli scacchi grazie
al match Spassky-Fischer disputato in Islanda nel 1972 ? se dovessi fare una scommessa
io direi l' 80%, sicuro di avvicinarmi moltissimo al dato effettivo.
Anzi, invece di "grazie al match", sarebbe più conforme alla
realtà dire "grazie al personaggio Bobby Fischer". Un match
tra sovietici, come accadeva ormai da decenni, non sarebbe stato molto
seguito dalla stampa dell'epoca, ma la sfida tra America e Unione
Sovietica, che politicamente si trovavano in piena guerra fredda,
suscitò l' interesse generale degli organi di informazione. Ogni giorno
bastava acquistare un giornale qualsiasi per trovare l'ultima partita
del match, se non compravi giornali trovavi le partite nei settimanali,
e per la cronaca attuale bastava seguire il Telegiornale RAI. A
suscitare clamore contribuì non poco Bobby Fischer con i suoi capricci;
era divertente immaginare la disperazione degli organizzatori, costretti
a fare gli scongiuri fino alla terza partita del match. Fischer sembrava
sempre sul punto di mandare tutto all'aria, per convincerlo a giocare
raddoppiarono il montepremi, da 125.000 a 250.000 dollari, il giorno
prima dell'inizio del match furono costretti a far arrivare dagli Stati
Uniti la sua poltrona personale, Henry Kissinger, consigliere del
presidente Nixon, gli dovette telefonare personalmente "Pronto ?
qui è il peggiore giocatore al mondo che vuole parlare con il
migliore..." L'inizio del match non fu meno traumatico per i
poveri organizzatori, nella prima partita Spassky si piazzò davanti
alla scacchiera, giocò la prima mossa e fece partire l'orologio,
Fischer arrivò sette minuti dopo. Per la seconda partita l'americano
non si presentò proprio, perdendo per forfait. Quel pazzo di americano
aveva cominciato il match del secolo perdendo malamente la prima partita
e regalando la seconda, uno 0-2 da recuperare come se dall'altra parte
della scacchiera, invece che un altro mito degli scacchi, ci fosse il
parroco del suo quartiere. Incredibile. Anche questo contribuì al
successo mediatico del match, per tutto il suo svolgimento fu seguito
dalla curiosità della gente comune e dalla sempre più crescente
esaltazione degli appassionati di scacchi. Adesso che il mito vivente è
diventato un mito del passato, pensiamo di fare una bella opera
di divulgazione, a favore soprattutto dei più giovani, riproponendo le
cronache del tempo e tutte le partite del match così come vennero
pubblicate da L'Italia Scacchistica. Ringrazio infinitamente Adolivio
Capece per la gentile concessione. Maurizio
Sampieri |