Fischer Campione del Mondo !

di Mario Monticelli

 

Bobby Fischer era largamente favorito dalle previsioni, prima del match di Reykjavik, e non ha deluso i suoi ammiratori. Qualcuno potrà rimproverargli di aver giocato con troppa prudenza dalla quattordicesima partita alla ventesima: ma egli aveva già allora un vantaggio di tre punti, e sarebbe stata follia non amministrarlo saggiamente, in una sfida per il campionato mondiale. Nell'incontro si possono distinguere due fasi. Sconfitto nella prima partita per un azzardato esperimento in finale, perduto un altro punto (a forfait) nella seconda, l'americano ha tirato fuori le unghie. Ha smentito anzitutto quei critici che contestavano la monotonia del suo repertorio, dimostrando di sapere giocare con virtuosismo (e novità di idee) anche aperture diverse da e2-e4, o c7-c5, dall'Indiana di Re o dalla Gruenfeld (E' curiso che dalla Siciliana, di cui è profondo conoscitore sia come attaccante, sia come difensore, non abbia potuto ricavare più del cinquanta per cento).  Dalla terza partita alla decima (si eccettui la quarta, in cui Spassky ebbe un vantaggio sensibile, ma non seppe concretarlo) Fischer ogni volta che ha avuto l'iniziativa ha regolarmente sopraffatto l'avversario. A nostro avviso Fischer non è soltanto, attualmente, e nettamente, il più forte giocatore del mondo, ma non ha completato ancora il suo cammino ascendente. Il suo gioco pecca talvolta, per quanto riguarda la strategia difensiva, di eccessivo ottimismo, cosicché gli può ancora capitare di perdere una partita in malo modo, come l'undicesima. Ma casi del genere diventeranno sempre più rari. La seconda fase del match si è iniziata con la tredicesima partita, la più lunga del match;

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Spassky, in svantaggio dall'apertura, complicò il gioco con rischi sapientemente calcolati, e l'emozionante finale si sarebbe concluso con una patta senza una deplorevole svista. Un altro infortunio analogo danneggiava il campione sovietico nella partita successiva, in cui aveva un pedone di più e ragionevoli speranze di vittoria. Da allora Fischer si è limitato a mantenere il distacco, sentendo di avere il titolo in pugno, mentre Spassky tentava disperatamente, senza riuscirvi, di risollevare le proprie sorti; il suo giuoco era del resto in declino da un paio d'anni. Non vale la pena di parlare dell'incidente fantascacchistico accaduto in questa seconda fase, con l'ispezione alla sala e alle sedie dei giocatori richiesta dai "secondi" sovietici, in cerca di supposti artifici magici, o parapsicologici, del campione americano. Meno grottescamente, coloro che sessanta anni fa venivano sconfitti da Lasker incolpavano i puzzolenti sigari fumati dal tedesco, che non si degnava nemmeno di rispondere a quelle accuse. Reykjavik ha visto la fine del predominio dell'URSS, che dal 1948 in poi aveva considerato il titolo mondiale un suo affare interno. Bisogna riconoscere che l'era dei campioni sovietici era stata piuttosto grigia: da Botvinnik a Spassky (la sola eccezione fu Tal) nessuno aveva saputo suscitare veri entusiasmi. Con Fischer sul trono, il mondo scacchistico ha di nuovo il suo eroe, come lo ebbe ai tempi di Capablanca e di Alekhine.

(L'Italia Scacchistica n.803, Settembre 1972)

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Partite

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21

Punti

 Spassky 1 1 0 ½ 0 0 ½ 0 ½ 0 1 ½ 0 ½ ½ ½ ½ ½ ½ ½ 0

 Fischer 0 0 1 ½ 1 1 ½ 1 ½ 1 0 ½ 1 ½ ½ ½ ½ ½ ½ ½ 1

12½

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Indice match Spassky-Fischer

 

La Prima partita del match

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