Ti do una mossa. Per posta
È italiana la campionessa mondiale di telescacchi. Il torneo "per corrispondenza" è durato ben dodici anni!
(18 Luglio 2005)

 

Se pensate che per giocare a scacchi serva parecchia pazienza,  non immaginate quanta ne richieda muovere pedoni, alfieri e regine per corrispondenza! Lo sa, invece, Alessandra Riegler, professoressa modenese di chimica, che ha vinto un torneo mondiale di scacchi durato ben dodici anni. Le gare cominciarono nel lontano 1992 e solo pochi giorni fa la nostra campionessa ha consegnato alle poste la cartolina con l’ultima mossa. Quella vincente. Non ha avuto fretta. Un conto aperto in cartoleria, la casa inondata di fogli, buste e francobolli provenienti da ogni angolo del mondo: quanta costanza e puntualità per spedire in tempo le mosse!

È il segreto di un successo arrivato a passo di tartaruga e ottenuto con un immenso sforzo di abilità e intelligenza. Alessandra è la prima donna italiana a conquistare il mondo degli scacchi a inchiostro. Le ossa se le è fatte con la scacchiera a tre dimensioni anche lì dando prova di grande abilità: ha vinto quattro volte i campionati nazionali femminili. «Negli scontri diretti – racconta la campionessa – occorre dimostrare sicurezza, non lasciarsi intimidire dallo sguardo dell’avversario. A tavolino lo stress è notevole».

E invece i telescacchi? «Sono decisamente più rilassanti – risponde – si ha tempo per pensare con calma e si commettono meno errori. Si gioca meglio». Qualcuno può pensare che sia brutto non conoscere di persona il rivale, chi da mesi ci tiene in ansia con mosse e contromosse. «Il contatto umano non è escluso – spiega lei – anzi, a volte si creano vere amicizie e, negli spazi liberi delle cartoline, compaiono messaggi, battute, gli auguri per le feste». La dote di Alessandra – l’avrete capito – è l’amore per la perfezione, il gusto di spaccare il capello in quattro riflettendo su tutte le conseguenze di una possibile mossa.

La nostra campionessa diffida della velocità. Non a caso ha aspettato 29 anni prima di prendere tra le mani un pedone: a contagiarla con la passione per gli scacchi è stato un amico, professore di matematica. Anche di suo marito, prima di sceglierlo, ha studiato per bene le mosse: l’ha conosciuto in una partita a scacchi. Per corrispondenza? Quasi, su Internet.

Sfida in cartolina
Li chiamano telescacchi ma con la televisione non hanno nulla a che fare. Sono gli scacchi giocati a distanza, per via postale. È come una partita di battaglia navale, le manovre si tracciano su righe e colonne numerate nelle cartoline. Quando arriva la mossa dell’avversario, ci sono tre giorni di tempo per rispondre. Ogni dieci passaggi, c’è un controllo ufficiale e chi per due volte non rispetta i tempi è sconfitto. Non c’è un arbitro a controllare che gli sfidanti non vadano a consultare i libri con le tattiche. L’uso del computer è ammesso ma non illudetevi che possa dare un aiuto decisivo. L’avversario in carne e ossa risulta sempre più intelligente.

 

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