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D'accordo,
per noi "professionisti" del gioco per corrispondenza non è
un articolo perfetto, l'intervistatrice fa leva sui soliti luoghi
comuni, il titolo se l'è inventato di sana pianta la giornalista, non
è certo farina del sacco di Alessandra, come se una partita fosse
durata 13 anni, non si fa cenno a come si fa per diventare
telescacchisti, non si puntualizza che esistono anche i tornei ufficiali
giocati per e-mail, non sono stati pubblicati i links dei siti ASIGC,
FSI, ICCF segnalati dalla nostra campionessa, però è pur sempre una
grande soddisfazione vedere un settimanale prestigioso come Panorama
dedicare tre paginoni completi al titolo conquistato da Alessandra
Riegler. Nello stesso numero c'è l'intervista a Tremonti che è di due
pagine, e quando ci ricapita ? Com'è bello poi vedere le nostre
cartoline scacchistiche messe bene in vista su due pagine, una trovata
che compensa quasi totalmente le dimenticanze sopra citate. Un numero da
acquistare e conservare, se non altro per la bella maxi-immagine opera
del fotografo Massimo Sestini.
L'ARTICOLO
Ha
giocato per posta con avversarie sparse in tutto
il pianeta. Le ha sconfitte con mosse inesorabili,
una cartolina dopo l'altra, vincendo il mondiale
femminile. La stratega modenese racconta come gli
alfieri e i cavalli le hanno perfino fatto trovare
marito.
Per 13 anni, dalla sua casa di Modena, Alessandra
Riegler ha giocato una partita a scacchi con
il mondo. L'ha vinta senza incontrare mai le sue
avversarie, senza mai incrociare i loro occhi
od osservare le loro mosse sulla scacchiera. Perché
Riegler, 44 anni, professoressa di chimica e
fisica in un istituto tecnico, è diventata
campionessa mondiale femminile di una disciplina
dell'assenza: il gioco degli scacchi per posta.
E, con la flemma di chi non ha fretta, ha fatto
vincere all'Italia il primo titolo mondiale nella
storia moderna dei re, delle regine, degli alfieri
e delle torri. Eccola la campionessa della
lentezza, che vive ritirata nella provincia
italiana: piccolina, viso tondo e fisico morbido,
oggi è seduta davanti a una scacchiera di legno,
al primo piano della sua villetta di Modena. Il
marito Giancarlo Albricci, 46 anni, conosciuto
cinque anni fa in una chat line di scacchisti, le
dedica occhiate adoranti. Il padre Siegfried, che
le ha insegnato a giocare, assapora la propria
rivincita ascoltando il racconto della figlia che
da bambina non riusciva ad appassionarsi agli
scacchi.
«Ho iniziato il campionato del mondo per
corrispondenza nel 1992, eravamo 14 giocatrici»
ricorda Alessandra che, anche quando parla, sembra
programmata al rallentatore. «Giocavo una partita
con ognuna delle mie 13 avversarie. Il colore
veniva scelto per sorteggio. Ovviamente chi aveva
il bianco eseguiva la mossa iniziale e spediva la
prima cartolina all'avversaria» ricorda.Rovista
nel mucchio di mille cartoline che sono la prova
delle sue mosse di 13 anni. Prende quella della
sua partita finale con la croata Maya Zelcic,
arrivata seconda. La mostra. Sulla sinistra c'è
una griglia in cui sono scritte le mosse in un
linguaggio di numeri incomprensibile a noi umani
non giocatori di scacchi. Sulla destra c'è il
disegno di una scacchiera, quindi quattro riquadri
in cui segnare la data del timbro postale della
cartolina avversaria, il giorno in cui è
effettivamente arrivata, quello in cui si risponde
e il tempo di riflessione che passa tra mossa e
contromossa.
«Il regolamento ci dava 30 giorni per ogni 10
mosse» spiega la campionessa del mondo. «Se
riuscivo a rispondere in 20 giorni, ne risparmiavo
10 da utilizzare nel seguito della partita». Il
tempo più lungo era quello dell'attesa che
arrivasse la posta. «Quando giocavo con
l'argentina Liliana De Locio ci voleva almeno un
mese e mezzo prima che le arrivasse la cartolina e
altrettanto ne passava prima che io ricevessi la
sua». Chissà perché mai non utilizzassero le
email, invece di comportarsi come se vivessero in
un mondo di 100 anni fa. «Perché il mondo»
risponde Alessandra, che ha imparato il segreto di
saper aspettare, «non è soltanto la società
urbana avanzata di Milano, New York o Tokyo. È
fatto anche di chi non ha il collegamento con
internet e non utilizza le email. Molti di questi
sono giocatori di scacchi».
L'ultima partita della finale mondiale l'ha
giocata proprio con l'argentina De Locio. È
durata cinque anni e 66 mosse. Iniziata nel marzo
2000, è terminata nel marzo 2005. È finita
patta, ma nel conteggio dei punti del campionato
Riegler è arrivata a 8 e mezzo su 11, ha
distanziato De Locio, ha distanziato anche Luba
Kristol, un'israeliana che era stata per due volte
campionessa del mondo, e ha lasciato al secondo
posto Maya Zelcic, l'ultima che poteva
raggiungerla e superarla per spareggio tecnico.
Tra avversarie non si sono neppure mai sentite al
telefono. Però si scrivevano, negli spazi liberi
delle cartoline dove non andavano segnate le
mosse. «Quando c'è stato il crollo economico in
Argentina, Liliana De Locio mi raccontava che cosa
stesse succedendo nel suo paese. E Luba Kristol mi
scriveva di come viveva in Israele, della paura
dei kamikaze».
È tutto così diverso dal tradizionale modo di
giocare agli scacchi. Riegler ha vinto per
quattro volte i campionati italiani femminili a
tavolino: nel 1994, ‘95, ‘96 e ‘98. «Ma
dopo la vittoria del mio primo titolo» racconta
«ho cominciato a soffrire di stress per le
aspettative degli altri. Da sette anni gioco solo
per corrispondenza». Anche il filosofo francese
Voltaire, nel Settecento, giocava a scacchi per
posta contro Federico II di Prussia. E si capisce
perché: poter cambiare idea dava a entrambi molta
più sicurezza rispetto al gioco a tavolino. «Ogni
volta che tocca a me cominciare, prendo
l'enciclopedia iugoslava degli scacchi» dice la
campionessa del mondo. Apre un volume: «Le prime
15 mosse del gioco sono state tutte catalogate»
spiega. «Le principali varianti di apertura sono
circa 500. Tra queste ne scelgo una». Poi, quando
arrivano le contromosse, si piazza sul letto: «Mi
siedo con una scacchiera magnetica sulle
ginocchia. Ricostruisco la posizione. Penso e
muovo i pezzi, cosa che nel gioco a tavolino non
si può fare. Analizzo le possibili varianti.
Prendo appunti su foglietti di carta, mi segno la
valutazione di ogni variante. Per esempio, se
scrivo il segno = intendo che con quella mossa né
io né l'avversario andremo in vantaggio. Se
scrivo un + con sotto un = vuol dire che il bianco
andrà in leggero vantaggio. È come se mi
annotassi tutti i pro e i contro, prima di
decidere la mossa definitiva».
Il segreto dello scacco matto gliel'ha
insegnato suo padre Siegfried. «Quando ero
piccola, papà giocava di sera con un suo amico.
Facevano lunghe partite, fino alle 3 di notte. Io
li guardavo, ma ancora non riuscivo ad
appassionarmi. È stato un mio amico,
professore di matematica all'Università di
Modena, a farmi cominciare a giocare. Avevo 29
anni». Giocando, ha incontrato, molti anni dopo,
un altro giocatore di scacchi e se l'è sposato.
Il marito Giancarlo ha i capelli legati a coda di
cavallo e porta pantaloncini corti. Racconta: «Alla
fine del 2000 ci siamo conosciuti chattando su
www.chessclub.com. Facevamo partite e ci
raccontavamo le nostre vite online. Lei mi batteva
sempre. Con il suo talento mi ha conquistato. Non
mi aveva detto che era stata quattro volte
campionessa italiana». Per fortuna erano partite
veloci, una ventina di minuti ciascuna, un istante
rispetto ai sei anni dei match per corrispondenza.
La campionessa sostiene che il «nobile giuoco»
è una disciplina di vita, perché vi sono due
categorie di uomini: quelli che si sottomettono
alle circostanze e gli scacchisti, che cercano di
dominarle. «Gli scacchi» dice Riegler «insegnano
pazienza, controllo, a superare la paura di
vincere, a non sopravvalutare o non sottovalutare
mai alcun avversario». Così ha guadagnato il
titolo di grande maestro femminile. Così è
diventata campionessa del mondo. L'ultima
impresa simile di un italiano risale al 1575,
quando Leonardo da Cutro batté il prete spagnolo
Ruy Lopez de Segura e conquistò il titolo di
campione d'Europa e del Nuovo Mondo. Ma, per il
futuro, Riegler vuole guardare gli avversari negli
occhi. Soprattutto cerca un finale molto più
rapido. Per questo giocherà simultaneamente 25
partite con 25 bambini al circolo degli scacchi di
Formigine, in provincia di Modena, l'11 settembre.
Durata prevista: due ore e mezzo tutto compreso.
Un sollievo.
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