Storia dell' orologio da torneo

da "L' ITALIA SCACCHISTICA" di Gennaio/Febbraio 2001

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Nei tornei di scacchi è obbligatorio effettuare un determinato numero di mosse in un determinato periodo di tempo.  Il tempo viene misurato con un apposito "orologio da torneo", che nel corso degli anni ha subìto numerose evoluzioni, così come le regole stesse relative al tempo di riflessione.  Il tempo di riflessione è globale, ovvero non c'è un obbligo per ciascuna mossa.  Il giocatore gestisce come meglio crede il proprio tempo.

L'esigenza di velocizzare il gioco ha portato a successive riduzioni del tempo di riflessione nel corso degli anni, condizionate però dalla esigenza di evitare di dover giocare un numero troppo elevato di mosse in pochi secondi (cosa che i tedeschi definiscono con una sola parola: Zeitnot) come spesso accade a molti giocatori una volta in vista del momento del controllo.    L' avvento del cosiddetto "Orologio Fischer" (brevettato dal celebre Bobby Fischer, che si è ispirato al meccanismo segnatempo utilizzato nel gioco del "Go") ha praticamente risolto il problema.  L' orologio Fischer infatti ad ogni mossa "restituisce" un determinato tempo (per esempio 30 secondi) per cui il giocatore ha sempre come minimo quel determinato tempo per la mossa.  Così dal gennaio 2001 la Federazione Mondiale, per velocizzare il gioco e renderlo più spettacolare e (si spera) appetibile per la TV, ha deciso una drastica riduzione del tempo: 75 minuti per 40 mosse e poi 15 minuti per finire, con 30 secondi di abbuono per ogni mossa a partire dalla prima.  In questo modo è possibile giocare 2 partite al giorno e accorciare la durata dei tornei, con un notevole risparmio economico.  Le motivazioni che hanno portato alla riduzione del tempo, sono state spiegate da Emmanuel Omuku del Direttivo della FIDE in una lettera.

"Come ha puntualizzato il GM Matanovic nel suo libro -Chess in Chess-, cento anni fa i giocatori avevano 5 ore per giocare 40 mosse; ma allora le partite iniziavano dalla prima mossa. Oggi che in sette ore si va dall' Europa all' America, un buon Maestro gioca di routine le prime 15/20 mosse e solo a quel punto la partita inizia realmente.  L' avvento del computer ha modificato drasticamente i metodi di preparazione: non si poteva non tenerne conto.  Inoltre la possibilità di ridurre i tempi di gioco permetterà agli organizzatori di realizzare eventi più brevi e meno costosi e questo andrà a vantaggio di tutti"

UN PO' DI STORIA

L' orologio da gara fece la sua comparsa per la prima volta nel torneo di Londra del 1883, dove sostituì le scomode e contestate clessidre, che presentavano molti inconvenienti, primo dei quali la difficoltà di fermare lo scorrere della sabbia quando toccava all' avversario.   Le clessidre furono utilizzate saltuariamente sin dal 1861 - il primo caso fu il match Kolisch-Anderssen in agosto, seguìto il mese dopo dal torneo di Bristol, dove il tempo fu di 24 mosse in 2 ore - e regolarmente dal 1867 a partire dal torneo di Parigi. In tale torneo ogni giocatore era stato dotato di una clessidra della durata di mezz'ora, tempo nel quale si dovevano effettuare dieci mosse;  nello stesso anno a Dundee si giocò con 30 mosse in 2 ore; a Baden Baden nel 1870 e Lipsia nel 1871 con 20 mosse ogni ora.   In realtà l' esigenza di accelerare i tempi o meglio di porre un limite di tempo per le mosse o per la partita era già stata avvertita trent'anni prima e il francese Saint-Amant ne aveva fatto oggetto di un articolo sulla rivista "Palamede" nel 1836.  La prima proposta ufficiale di utilizzare un meccanismo segnatempo -allora la clessidra- nei tornei di scacchi venne fatta nel 1852 dalla rivista inglese "Chess Player's Chronicle", ed appoggiata successivamente dal tedesco Tassilo von der Lasa; ma solo nel 1861 si cominciò seriamente a preoccuparsi del "controllo" del tempo, soprattutto a seguito di un match giocato l' anno prima tra il londinese George Webb Medley (1826-1898) e il celebre Ignazio Kolisch (1837-1889).  Medley commentando l' incontro scrisse: "Kolisch ovviamente ha vinto, ma spesso io ho dovuto distrarmi dalla partita per occuparmi del mio lavoro; infatti Kolisch nelle posizioni complicate era solito pensare molto a lungo;  in una partita per tre mosse ha pensato complessivamente due ore, impiegando per una di esse ben 55 minuti; e io non ho la possibilità di perdere così tanto tempo per giocare a scacchi"

All' inizio però l' idea di limitare il tempo di riflessione non trovò molti consensi e così per molti anni il fatto di giocare con una clessidra segnatempo non implicò necessariamente la perdita della partita per il giocatore che consumava tutto il tempo.  Ci furono tuttavia delle penalità di altro tipo: dapprima chi non rispettava il limite di tempo fu obbligato a pagare una "multa" in denaro; poi fu obbligato a giocare le mosse successive con un tempo prefissato per ciascuna, di solito non più di due minuti, sotto il diretto controllo dell' arbitro del torneo.  Il primo a perdere ufficialmente una partita 'per il tempo' fu James Mason (1849-1905) nato in Irlanda ma a vent'anni espatriato in America.  Il fatto si registrò nel terzo turno del torneo di Vienna del 1882;  Mason giocava con Bird, superò il limite di tempo prefissato ma, dato che Bird non reclamò, la partita proseguì, concludendosi dopo quattro ore con la vittoria di Mason.  Il torneo si concluse dopo 34 partite con il successo dello stesso Steinitz alla pari con Winawer con 24 punti;  Mason ottenne 23 punti e giunse terzo; con il punto contro Bird avrebbe vinto grazie al migliore spareggio tecnico !!

Finalmente nel torneo di Londra del 1883, giocato con la cadenza di 15 mosse in un'ora, apparve per la prima volta un orologio meccanico.  Seguiamo la descrizione fatta da una rivista dell' epoca.: "Sopra ogni tavolino è posto un orologio, o piuttosto un orologio doppio, di meccanismo ingegnoso, d'invenzione del signor Thomas Bright Wilson (Segretario del circolo scacchistico di Manchester - NdR).Sono difatti due orologi a pendolo visibile, fissati uno accanto all'altro, ad un angolo di 30 gradi sopra un asse mobile, in modo che camminando uno, il pendolo dell'altro viene fermato.  In questa maniera è impossibile che i due orologi siano in movimento allo stesso tempo e viene evitata qualunque contestazione, giacché appena fatta la mossa il giocatore abbassa il proprio orologio, mettendo così in moto quello avversario". Un contatore segnalava quante volte l' orologio era stato abbassato e una campanella suonava quando erano state fatte le mosse previste.  Da notare che il Wilson non brevettò il congegno, cosa che invece fece l'anno dopo l' orologiaio Amandus Schierwater di Liverpool, che apportò al meccanismo piccole migliorìe.  L' orologio di Schierwater era bello e funzionale, ma costoso; così nel 1887 un orologiaio di Bradford, tale Fattorini (evidente l'origine italiana) ne produsse uno simile ma senza campanella e contamosse; le vendite a quanto pare andarono molto bene, anche se alcuni acquirenti lamentarono che spesso i due orologi funzionavano contemporaneamente.  L' orologio da torneo simile a quello attuale, cioè un unico orologio con doppio quadrante, fece la sua comparsa nel 1894, durante il torneo di Lipsia, costruito da un appassionato di quella città, Gustav Herzog.  Nel descriverlo, il direttore di Chess Monthly, Hoffer, affermò che non solo era più affidabile, ma anche di qualità superiore e meno costoso del modello inglese.  Cinque anni dopo, nel 1899, il segretario della federazione scacchistica olandese, Meijer, ideò la "bandierina" segnatempo, che permetteva di indicare con precisione quando scadeva il tempo previsto; ci vollero una ventina d'anni, però, perché la "bandierina" venisse ufficialmente accettata.  Con il nuovo secolo, il Novecento, apparve finalmente l'orologio con il doppio pulsante: schiacciando il proprio pulsante si fermava il proprio orologio e si metteva in moto quello dell'avversario. L' ideatore fu l'olandese Veenhoff di Groninga.  Dopo la seconda guerra mondiale il tempo di riflessione fu standardizzato a 40 mosse in 2 ore e mezza per ciascuno, con sospensione dopo le prime cinque ore di gioco, quando si andava "in busta";  poi alla ripresa si giocavano 16 mosse in ogni ora successiva, per cui per esempio se una partita raggiungeva le 56 mosse durava circa 7 ore con una ripresa.   E se il gioco si prolungava si poteva andare in busta anche due o tre volte.

L' avvento del computer e la possibilità di analizzare con l'ausilio della macchina portò alla abolizione delle sospese e delle "buste".  Per concludere la partita in una unica sessione di gioco fu ideato il "finale rapito" (quick play finish).   Così i tornei maggiori passarono a 40 mosse in due ore e 20 mosse nell' ora successiva; poi il "finale rapido" che dopo la 60° mossa assegnava al giocatore un' altra ora, ridotta ben presto a 30 minuti, per terminare la partita.  L'orologio Fischer, che ha permesso anche di risolvere il problema delle possibili contestazioni proprie del "finale rapido", ha fatto modificare nuovamente il tempo di riflessione nei tornei maggiori: i giocatori partivano con 1 ora e 40 minuti di tempo base; ad ogni mossa l' orologio restituiva 30 secondi.  Dopo la 40° venivano dati altri 50 minuti, più 30 secondi per ogni mossa giocata.  Ma il fatto di non avere più il rischio dello Zeitnot ha aperto la strada ad ulteriori riduzioni del tempo di riflessione. Sicuramente a vantaggio della spettacolarità e della tensione, ma probabilmente a scapito della qualità del gioco.  Non è detto però che la TV si lascerà attirare dagli scacchi ora che le partite potranno concludersi entro quattro ore, minuto più minuto meno. Perciò, forse, non è ancora finita.

CURIOSITA'

La mossa più lunga

Dal punto di vista della riflessione su una sola mossa, si parla di un'ora e 55 minuti durante il match tra Anderssen e Morphy nel 1858, ma la lunga...pensata non è documentata. Il record ufficiale è dello spagnolo Francisco R. Torre Trois che nel torneo di Vigo (Spagna) contro M.C.P. Santos pensò ben 2 ore e 20 minuti per una mossa. Il precedente record era dello jugoslavo Borislav Ivkov, nato a Belgrado nel 1933 e vincitore del primo campionato del mondo dei giovani 'under 20' nel 1951: nel torneo di Bled del 1961 pensò per ben 95 minuti nella partita contro il sovietico Michail Tal prima di effettuare l' undicesima mossa e... alla fine venne sconfitto !  Per quanto riguarda i match di campionato del mondo, il record è di Gary Kasparov che nel mondiale 1986 contro Anatolij Karpov ha pensato su una mossa per ben 79 minuti. Segue a ruota Victor Kortschnoj, che nel 1981 a Merano, lui pure contro Anatolij Karpov, pensò per ben 78 minuti prima di muovere.

Da un giornale del 1880

Livorno. Lo scacchista Domenico Marcucci ha realizzato un "orologio doppio", che ha fatto ottima prova in una sfida giocata nel circolo cittadino.

 

 

per gentile concessione di Adolivio Capece

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