Quando gli altri parlano di noi, ovvero
”Piergiorgio Odifreddi il matematico Impertinente” ma... scacchista poco informato

(di Antonio Felice)



Nella mia ultima vacanza estiva, come sempre, oltre al malloppo di libri di scacchi che di solito mi fanno compagnia, ci avevo infilato anche un po' di libri di altro genere tra cui appunto quello citato tra virgolette. Arrivato quasi alla fine del libro, girando pagina mi imbatto in un capitolo con il titolo davvero accattivante per uno scacchista: “lo scacchista Ideale”. Confesso che l'iniziale piacevole sorpresa derivata dalla considerazione che si trattava di ”un best seller che parla anche di scacchi!” si è trasformata, finito di leggere l'articolo, in cocente delusione. Purtroppo l'articolo è pieno di errori più o meno clamorosi, al punto ch non mancano nemmeno i classici luoghi comuni sugli scacchisti mezzi geni e mezzi pazzi. Anche la tesi che l'autore vuole sostenere nell'articolo e quantomeno discutibile. Ma andiamo per ordine. Prima frase ”Nel 1894, infatti, il ventiseienne tedesco sfidò, l'americano Steinitz, che pensava di poter vincere contro Dio con un pedone di svantaggio”. Come è riportato su molti libri di scacchi, Steinitz nacque il 14 maggio 1836 a Praga, si formò scacchisticamente a Vienna, e solo nel 1883 per motivi di lavoro si trasferi in America dove dimorò fino alla sua morte. Inoltre i deliri di onnipotenza di cui fa cenno l'autore -- ”giocare contro Dio” -- accompagnarono il grande scacchista solo negli ultimi anni della sua vita quando ormai solo, in miseria e dimenticato dal mondo scacchistico concluse la sua vita nella clinica psichiatrica di Ward, non lontano da New York. Questa non era certo una componente caratteristica della sua personalità, anche se sicuramente tutti quelli che aspirano a diventare campioni del mondo in qualsiasi campo, un po' un ego ipertrofico lo devono avere. Seconda frase “ Mantenne il titolo per 27 anni, stabilendo un record di durata che non sarebbe stato più avvicinato”. Anche qui bastava consultare i soliti libri per sapere che, anche volendo, i futuri campioni del mondo non avrebbero potuto battere questo record, dal momento che dal 1948 in poi le regole per le sfide del Campionato del mondo di scacchi furono cambiate. Cioè, ai tempi di Lasker, il Campione del Mondo poteva scegliersi lo sfidante, mentre nel 1948 la Fide stabilì che il nuovo sfidante del Campione sarebbe stato il vincitore delle selezioni al titolo. Inoltre anche la valenza sportiva del record non è pienamente accettata nel mondo scacchistico dal momento che è  storicamente risaputo che Lasker, avvalendosi del diritto di scegliersi gli avversari, evitò accuratamente quelli che riteneva in grado di poterlo battere. In questo era veramente un campione, tant'è che, quando fu costretto a scegliere un avversario pericoloso, il formidabile Schlechter, grazie a un contratto capestro che prevedeva da parte dello sfidante la vittoria con 2 punti di vantaggio su 10 partite (sic!!) riusci a mantenere il titolo per un soffio dal momento che prima dell'ultima partita lo sfidante stava vincendo 1 a 0 e perse l'ultima partita perche, non bastandogli il pareggio, fu costretto a forzarla nel tentativo di ottenere la seconda vittoria

 Terza frase “Quanto al maggior scacchista della storia”

A parte  che trovo arbitrario  stilare classifiche su giocatori di epoche diverse, resta tuttavia il fatto che questa valutazione è una opinione personale dell'autore scarsamente sostenuta dalle varie (discutibili) classifiche che periodicamente appaiono o sulle riviste specialistiche, o nei vari siti scacchistici, dove quasi sempre nei primi posti troviamo i nomi di Kasparov o di Fischer.
Veniamo infine alle tesi dell'articolo, che è anche la causa della eccessiva enfatizzazione del personaggio Lasker da parte dell'autore a sostegno della stessa.

Poichè giocare a scacchi e provare teoremi sono attità affini,possiamo attenderci un grande interesse dei matematici per gli scacchi e degli scacchisti per la matematica.La testimonianza vivente di questo reciproco interesse è Emanuel Lasker”

Secondo me questo grande interesse non c'è mai stato dal momento che Lasker è, pur nella sua grandezza, un'eccezione. Se vogliamo essere larghi di manica potremmo anche aggiungere a questa eccezione il nome di un altro scacchista che oltre ad essere stato Campione del mondo si occupava di matematica, Max Euwe, che come occupazione principale era insegnante di matematica. Sono ormai 34 anni che mi occupo di scacchi e posso asserire( a malincuore, penso alla remota possibilità che un giorno qualche regista abbia voglia di fare un bel film su uno scacchista, Fischer (?),come A Beatiful Mind sul matematico Nash) che pur avendo conosciuto centinaia di scacchisti il connubio  scacchista-matematico si  è presentato raramente.
Conclusione: Sono sempre benvenuti tutti gli articoli che trattano del nostro amato gioco( figuriamoci su un best seller!) specialmente nel nostro paese malato grave di ipertrofismo calciofilo, però sarebbe consigliabile o documentarsi meglio o telefonare a qualche amico esperto in materia. In fondo parafrasando una celebre e divertente pubblicità “una telefonata.. allunga la vita"!!!

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