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Nella mia ultima vacanza estiva, come
sempre, oltre al malloppo di libri di scacchi che di solito mi fanno
compagnia, ci avevo infilato anche un po' di libri di altro genere tra
cui appunto quello citato tra virgolette. Arrivato quasi alla fine del
libro, girando pagina mi imbatto in un capitolo con il titolo davvero
accattivante per uno scacchista: “lo scacchista Ideale”. Confesso
che l'iniziale piacevole sorpresa derivata dalla considerazione che si
trattava di ”un best seller che parla anche di scacchi!” si è
trasformata, finito di leggere l'articolo, in cocente delusione.
Purtroppo l'articolo è pieno di errori più o meno clamorosi, al punto
ch non mancano nemmeno i classici luoghi comuni sugli scacchisti mezzi
geni e mezzi pazzi. Anche la tesi che l'autore vuole sostenere
nell'articolo e quantomeno discutibile. Ma andiamo per ordine. Prima
frase ”Nel 1894, infatti, il ventiseienne tedesco sfidò,
l'americano Steinitz, che pensava di poter vincere contro Dio con un
pedone di svantaggio”. Come è riportato su molti libri di
scacchi, Steinitz nacque il 14 maggio 1836 a Praga, si formò
scacchisticamente a Vienna, e solo nel 1883 per motivi di lavoro si
trasferi in America dove dimorò fino alla sua morte. Inoltre i deliri
di onnipotenza di cui fa cenno l'autore -- ”giocare contro Dio” --
accompagnarono il grande scacchista solo negli ultimi anni della sua
vita quando ormai solo, in miseria e dimenticato dal mondo scacchistico
concluse la sua vita nella clinica psichiatrica di Ward, non lontano da
New York. Questa non era certo una componente caratteristica della sua
personalità, anche se sicuramente tutti quelli che aspirano a diventare
campioni del mondo in qualsiasi campo, un po' un ego ipertrofico lo
devono avere. Seconda frase “ Mantenne il titolo per 27 anni,
stabilendo un record di durata che non sarebbe stato più avvicinato”.
Anche qui bastava consultare i soliti libri per sapere che, anche
volendo, i futuri campioni del mondo non avrebbero potuto battere questo
record, dal momento che dal 1948 in poi le regole per le sfide del
Campionato del mondo di scacchi furono cambiate. Cioè, ai tempi di
Lasker, il Campione del Mondo poteva scegliersi lo sfidante, mentre nel
1948 la Fide stabilì che il nuovo sfidante del Campione sarebbe stato
il vincitore delle selezioni al titolo. Inoltre anche la valenza
sportiva del record non è pienamente accettata nel mondo scacchistico
dal momento che è storicamente risaputo che Lasker, avvalendosi
del diritto di scegliersi gli avversari, evitò accuratamente quelli che
riteneva in grado di poterlo battere. In questo era veramente un
campione, tant'è che, quando fu costretto a scegliere un avversario
pericoloso, il formidabile Schlechter, grazie a un contratto capestro
che prevedeva da parte dello sfidante la vittoria con 2 punti di
vantaggio su 10 partite (sic!!) riusci a mantenere il titolo per un
soffio dal momento che prima dell'ultima partita lo sfidante stava
vincendo 1 a 0 e perse l'ultima partita perche, non bastandogli il
pareggio, fu costretto a forzarla nel tentativo di ottenere la seconda
vittoria
Terza frase “Quanto al maggior scacchista della storia”
A parte che trovo arbitrario stilare classifiche su
giocatori di epoche diverse, resta tuttavia il fatto che questa
valutazione è una opinione personale dell'autore scarsamente sostenuta
dalle varie (discutibili) classifiche che periodicamente appaiono o
sulle riviste specialistiche, o nei vari siti scacchistici, dove quasi
sempre nei primi posti troviamo i nomi di Kasparov o di Fischer.
Veniamo infine alle tesi dell'articolo, che è anche la causa della
eccessiva enfatizzazione del personaggio Lasker da parte dell'autore a
sostegno della stessa.
“Poichè giocare a scacchi e provare teoremi sono attità
affini,possiamo attenderci un grande interesse dei matematici per gli
scacchi e degli scacchisti per la matematica.La testimonianza vivente di
questo reciproco interesse è Emanuel Lasker”
Secondo me questo grande interesse non c'è mai stato dal momento che
Lasker è, pur nella sua grandezza, un'eccezione. Se vogliamo essere
larghi di manica potremmo anche aggiungere a questa eccezione il nome di
un altro scacchista che oltre ad essere stato Campione del mondo si
occupava di matematica, Max Euwe, che come occupazione principale era
insegnante di matematica. Sono ormai 34 anni che mi occupo di scacchi e
posso asserire( a malincuore, penso alla remota possibilità che un
giorno qualche regista abbia voglia di fare un bel film su uno
scacchista, Fischer (?),come A Beatiful Mind sul matematico Nash)
che pur avendo conosciuto centinaia di scacchisti il connubio
scacchista-matematico si è presentato raramente.
Conclusione: Sono sempre benvenuti tutti gli articoli che trattano del
nostro amato gioco( figuriamoci su un best seller!) specialmente
nel nostro paese malato grave di ipertrofismo calciofilo, però sarebbe
consigliabile o documentarsi meglio o telefonare a qualche amico esperto
in materia. In fondo parafrasando una celebre e divertente pubblicità
“una telefonata.. allunga la vita"!!!
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