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Saranno normali loro... (di Maurizio Sampieri) |
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Voglio farvi conoscere quelle più "estreme". Delle prime due non sono riuscito a risalire all'autore, ma è cosa che prima o poi vorrei fare, sono troppo curiose: - Gli scacchi sono un gioco estremamente funereo, esclusivamente mentale, probabilmente malsano -
- Gli scacchi sono un gioco da solipsisti, un po' maniaci magari, un gioco asettico e un po' allucinante - Nota. Solipsismo: L'atteggiamento per cui si afferma come reale solo l'esistenza del soggetto individuale, mentre tutte le altre cose e le altre persone sono soltanto sue percezioni.
E sentite queste: - Ogni partita a scacchi non è che una folata di fumo; una sterile funerea frazione di niente - (da: "IL GIORNO" del 15-7-1972) L'autore è Cesare Garboli, nato a Viareggio nel 1928 e morto a Roma il 12 aprile 2004. Critico letterario e saggista, ha pubblicato opere per case editrici quali Mondadori, Garzanti, Einaudi e altre ancora, ha diretto una rivista per la Sansoni, ha insegnato nelle Università di Roma, Macerata e Zurigo.
La migliore: - Tutti sanno che i grandi giocatori di scacchi sono più o meno dei nevrotici. Qualcuno è finito pazzo. Che dire, ad esempio, degli appassionati solitari giocatori che giocano con altri solitari appassionati giocatori partite per corrispondenza, da un capo all'altro del mondo, che durano mesi o un anno e più, senza mai conoscersi di persona ? (da: "La Nazione" e "IL Resto del Carlino" del 18-7-1972) da notare che è stata pubblicata solo tre giorni dopo la precedente e c'è una spiegazione per tanto interesse: il match di Reykjavik Spassky-Fischer era iniziato l'11 luglio e quindi era in pieno svolgimento! L'autore di quest'altra perla è Ferrante Azzali, giornalista e saggista. Leggiamo un esempio delle storie che ama raccontare: Avicenna,
famoso filosofo e medico arabo (980-1037) maestro di Averroè e quindi
indirettamente di Pietro d'Abano, fu chiamato alla corte di un principe
che, convinto di essere una mucca, rifiutava da tempo il cibo dimagrendo
spaventosamente, fra un muggito e l'altro, supplicava i cortigiani di
sacrificarlo, uccidendolo. il grande Avicenna lo visitò accuratamente e
quindi, tra lo sbigottimento dei cortigiani e il medico di corte, sentenziò:
Prendiamole per quello che sono, sentenze espresse da emeriti incompetenti nel campo del gioco, in fin dei conti ci siamo abituati a sentirci dare dei pazzi. Saranno normali loro... |
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