
Giuseppe Siviero nasce il 17 aprile 1954 a Santa Maria Capua Vetere, primogenito dei quattro figli del professor Gennaro Siviero e della professoressa Giuseppina Occhio.
È l'unico dei quattro fratelli a seguire le orme del padre, entrando fin da giovanissimo in quel mondo degli scacchi che, in casa Siviero, era già una presenza viva e quotidiana. Il padre Gennaro, infatti, era da anni appassionato e giocatore di scacchi e, nel 1970, aveva fondato insieme al Grande Maestro Giorgio Porreca la rivista Scacco!, nata proprio a Santa Maria Capua Vetere e destinata a diventare una delle pubblicazioni più importanti della cultura scacchistica italiana.
Giuseppe cresce, dunque, in un ambiente nel quale gli scacchi non rappresentano soltanto un gioco, ma una vera forma di cultura. In casa dispone fin da ragazzo di un'immensa biblioteca scacchistica, composta da testi italiani e stranieri, che diventa ben presto il suo principale terreno di formazione. Quei libri, che per molti avrebbero rappresentato una semplice raccolta, per Giuseppe diventano compagni inseparabili di studio e di vita.
Studente brillante e diligente, ricordato da amici e professori come un vero studente modello, consegue la maturità classica con il massimo dei voti. Successivamente si iscrive alla Facoltà di Medicina, che tuttavia non risponde alle sue inclinazioni, e intraprende poi gli studi di Giurisprudenza, che decide infine di interrompere.
Nel 1982 sposa Vincenzina Gravante. Dal loro matrimonio nasceranno Gennaro e Pasquale.
Nel 2003 si separa dalla moglie. È un passaggio importante della sua vita personale, ma anche negli anni successivi gli scacchi continuano a rappresentare una presenza costante, capace di accompagnarlo nei momenti più diversi della sua esistenza.
Parallelamente alla vita familiare e professionale, Giuseppe continua a coltivare quella che ormai non può più essere definita una semplice passione: gli scacchi sono per lui una ragione di vita.
Fin dall'adolescenza si immerge nello studio con una dedizione fuori dal comune. Divora letteralmente i volumi della biblioteca paterna, analizza partite e posizioni, studia aperture, tattiche e finali, si dedica alla composizione e alla soluzione dei problemi scacchistici. Il suo approccio allo studio è rigoroso, quasi ossessivo, sostenuto da una memoria prodigiosa e da una naturale capacità di visualizzare mentalmente le posizioni.
Partecipa a numerosi tornei, sia nella sua città sia in diverse località italiane. A Santa Maria Capua Vetere prende parte anche a una simultanea con il Grande Maestro Giorgio Porreca, figura che aveva avuto un ruolo importante anche nella storia scacchistica della sua famiglia.
Nel 1970, durante un torneo a Bari, ha inoltre l'occasione di conoscere personalmente il Grande Maestro ungherese László Barczay, classificatosi secondo in quella competizione. Sono incontri e momenti che contribuiscono ad alimentare ulteriormente il suo interesse per il mondo degli scacchi e per la sua dimensione internazionale.
Tra le testimonianze più preziose di questa passione giovanile è rimasta anche una partita giocata nel 1971 a Santa Maria Capua Vetere, nel Campionato Sociale, contro suo padre Gennaro. La partita, una Siciliana, si concluse con la vittoria di Giuseppe per abbandono del padre alla 22ª mossa. La notazione originale è la seguente:
Giuseppe Siviero – Gennaro Siviero
Campionato Sociale, Santa Maria Capua Vetere, 1971 – Difesa Siciliana
- Cf3 c5 2. e4 d6 3. d4 cxd4 4. Cxd4 a6 5. Ae3 Cf6 6. Cc3 g6 7. f3 Ag7 8. Dd2 h5 9. Ae2 Cc6 10. O-O-O Ad7 11. Tb1 Dc7 12. Tdg1 b5 13. h3 b4 14. Cd5 Db7 15. g4 hxg4 16. hxg4 Cxd5 17. Txh8+ Axh8 18. exd5 Cxd4 19. Th1 Ae5 20. Axd4 Dxd5 21. Axe5 Dxe5 22. Dd5, abbandona.
Quella partita, conservata nella documentazione scacchistica dell'epoca, ha per Giuseppe un significato che va oltre il semplice risultato sportivo: è la testimonianza di un confronto sulla scacchiera con il padre che lo aveva introdotto al mondo degli scacchi e che aveva contribuito in modo decisivo alla sua formazione. È quasi il simbolo di un passaggio di testimone: il giovane Giuseppe che, dopo aver studiato per anni sui libri della biblioteca paterna, si ritrova a misurarsi direttamente con il proprio maestro e riesce a prevalere.
La sua forza non si manifesta soltanto davanti alla scacchiera. Giuseppe possiede una capacità di calcolo e di memoria davvero singolare. Rimangono nella memoria dei familiari e degli amici le numerose partite giocate nel suo studio, ma soprattutto le telefonate durante le quali, ad amici impegnati in tornei, arrivava a suggerire varianti e mosse da giocare o persino a prevedere l'esito di una partita senza avere davanti agli occhi la scacchiera.
Era una manifestazione naturale di quella straordinaria capacità di costruire e muovere mentalmente i pezzi, frutto di anni di studio e di una familiarità con gli scacchi diventata quasi istintiva.
La sua passione lo conduce anche nel mondo degli scacchi per corrispondenza. Diventa membro dell'ASIGC – Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza e prende parte a diverse competizioni nazionali e internazionali.
Nel 2001 arriva uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera: l'ICCF – International Correspondence Chess Federation gli conferisce il titolo di International Correspondence Chess Master.
L'anno successivo, nel corso della 14ª Olimpiade ICCF, conquista il settimo punto, risultato che gli vale il prestigioso titolo di Senior International Chess Master.
Sono anni nei quali Giuseppe vive intensamente anche la dimensione umana del mondo degli scacchi per corrispondenza. Nel 2001, insieme a lui, il figlio Gennaro ha modo di partecipare a Rimini a un congresso dell'ASIGC, occasione nella quale Giuseppe incontra e conosce personalmente importanti esponenti del movimento scacchistico italiano, tra cui Guido Bresadola, Renato Incelli, Maurizio Sampieri, Marco Caressa e molti altri.
Anche al di fuori degli scacchi, Giuseppe manifesta una memoria fuori dal comune. Nel corso della sua attività professionale come direttore della sala scommesse ippiche di via Roberto d'Angiò, fondata dal padre e successivamente divenuta un'attività a conduzione familiare, era spesso capace di ricordare con sorprendente precisione persino l'ordine di arrivo delle corse dei cavalli.
Negli anni successivi Giuseppe si allontana progressivamente dall'attività agonistica e dal gioco professionistico, ma non si allontana mai veramente dagli scacchi.
Continua a studiare, ad analizzare posizioni e, soprattutto, a cimentarsi nella soluzione di problemi scacchistici, anche attraverso le numerose pagine e comunità dedicate agli scacchi sui social network. Il piacere di trovare la soluzione, di scoprire la combinazione nascosta, di mettere alla prova ancora una volta quella mente allenata per decenni, rimane intatto.
Gli scacchi continuano così ad accompagnarlo, anche quando la competizione lascia spazio alla dimensione più intima dello studio e della ricerca.
Accanto ad essi coltiva altri interessi che rispecchiano la sua curiosità e le sue straordinarie capacità logiche: la Settimana Enigmistica, con la passione per i rebus e i giochi di logica, e la lettura dei romanzi polizieschi.
Giuseppe si spegne il 22 marzo 2025, all'età di 70 anni, nella sua casa. La sua morte, probabilmente dovuta a un infarto, arriva improvvisamente e lascia un vuoto profondo nella sua famiglia e in quanti lo avevano conosciuto e condiviso con lui la passione per gli scacchi.
In fondo, anche in queste passioni si ritrova lo stesso Giuseppe che aveva trascorso una vita davanti a una scacchiera: un uomo attratto dall'enigma, dalla ricerca della soluzione, dalla capacità di vedere ciò che agli altri poteva sfuggire.
Per Giuseppe Siviero gli scacchi non furono semplicemente una disciplina sportiva né un passatempo. Furono una presenza costante, iniziata tra i libri della biblioteca paterna e proseguita per tutta la vita. Furono studio, memoria, logica, amicizia, competizione e soprattutto curiosità.
E forse è proprio questa la traccia più autentica che ha lasciato: la capacità di guardare una posizione, una combinazione, un problema e non arrendersi finché non se ne fosse trovata la soluzione.
Oggi, attraverso il Memoriale a lui dedicato, quella passione torna idealmente sulla scacchiera. Ogni partita giocata porta con sé qualcosa di Giuseppe: la sua dedizione, la sua curiosità, il suo amore per il gioco e quella straordinaria mente che per tutta la vita ha cercato, tra le infinite possibilità degli scacchi, la mossa giusta.
Gennaro Siviero